13 Aprile 2024

Il conflitto arabo-israeliano, che di questo si tratta, scatenato dal brutale ed inumano attacco di Hamas ad insediamenti civili israeliani, ha determinato l’inevitabile, e doverosa, reazione israeliana, che ha prodotto morti e feriti nella popolazione di Gaza ed una fuga di massa verso sud, all’interno del territorio di Gaza.
Quella che doveva essere un’azione rapida e distruttiva, però, sta rallentando, frenata dalla preoccupazione di sacrificare le vite di tutti gli ostaggi e frenata dalle preoccupazioni, e conseguenti prese di posizione, occidentali, olre che dalla crescente reazione di una parte del mondo musulmano.

Le reazioni del mondo musulmano era scontate, ed analogamente quelle degli occidentali, preoccupati da un allargamento del conflitto e dal loro stesso coinvolgimento, se non diretto, almeno sul fronte degli attacchi terroristici.
Tutto calcolato, da parte di Hamas, un calcolo elementare, che non richiede strateghi. E se Israele tornerà sui suoi passi, ingoiando il boccone amarissimo dei suoi morti, la civiltà sarà stata sconfitta un’ennesima volta, a favore della barbarie.

E’ facile e spontaneo fare i pacifisti, dire che i civili non vanno toccati, che va fornita immediatamente assistenza umanitaria ai civili intrappolati a Gaza, chiedere che agli arabi di Gaza e Cisgiordania (notare bene che non li chiamo “palestinesi” venga assegnata la dignità di STATO indipendente di Palestina, e per di più, dice qualcuno, con capitale a Gerusalemme, città CONDIVISA tra “palestinesi” ed “ebrei”, una sola città per due capitali !

Dire queste cose significa CHIEDERE CHE IL CONFLITTO CONTINUI, PER SEMPRE.
Perché questo conflitto ancora ai giorni nostri persiste grazie al fatto che è stato ignorato dalla politica internazionale IL PRINCIPIO DEL DIRITTO DELLA FORZA, che è la sola cosa reale del mondo in cui viviamo, umano e non umano, un principio che abbiamo cercato di sostituire con il principio del mantenimento di uno status quo, quale che sia, determinato dalle condizioni transitorie dei tanti conflitti che si sono susseguiti nel mondo, nel corso della sua Storia, una condizione che facesse comodo alle parti più esterne al cuore del conflitto, ma comunque coinvolte per i loro interessi.

Il “popolo palestinese” storicamente non esiste come entità nazionale o statale.
E’ una creazione di comodo dei popoli arabi in funzione anti-israeliana, avallata dagli altri paesi del mondo.
Uno stato con due territori divisi geograficamente tra loro, come Cisgiordania e Gaza, con il territorio di quest’ultima interamente inglobato all’interno del territorio israeliano, NON HA ALCUN SENSO.
Voler FORZARE a tutti i costi la creazione di uno STATO PALESTINESE collocando al suo interno una massa di arabi incapaci di produrre reddito per se medesimi, su territori che non offrono alcun tipo di risorsa economica naturale, è un NON SENSO totale. I componenti del “popolo palestinese” possono avere un futuro individuale, per se medesimi e per i loro figli, soltanto all’interno di entità statali che già esistono e che dispongono di pur modeste risorse economiche.
Significa disperdere ed assimilare queste genti tra i loro simili, simili per aspetto, cultura, religione, e quant’altro.

E questa riflessione vuole anche affermare una cosa difficile, e poco digeribile: cercare il compromesso e la pace, sempre ed a tutti i costi, da parte di chi NON è parte diretta in causa nel conflitto, serve soltanto a prolungarlo indefinitamente, perché non rimuove le cause che lo hanno determinato.
In natura vince il più forte ed il più debole soccombe; non ci piace ma è così, e così deve essere. Nella società umana questa regola ha dominato il mondo per millenni, considerata barbara, incivile; si, è vero che un mondo di pace, senza conflitti, in cui gli esseri umani fossero capaci di risolvere le loro controversie amichevolmente, col sorriso sulle labbra, sarebbe desiderabile.

MA NON E’ UN MONDO REALE ! GLI ESSERI UMANI NON SONO QUESTO, NON LO SONO MAI STATI E NON LO SARANNO MAI.

Meno peggio lasciare che i contendenti si affrontino, e che vinca il più forte, chiunque sia. E se un paese vuole sostenere un altro paese alleandosi con lui, lo sostenga partecipando al conflitto, senza se e senza ma; qualcuno deve vincere e qualcuno perdere, ritirandosi in buon ordine.
Impariamo dagli animali: i conflitti all’interno di una medesima specie sono raramente mortali, violenti si, ma non mortali.
Ciò che altera oggi un confronto militare razionale sono le armi nucleari, un deterrente che dimostra non non saper evitare guerre sanguinose, ma che ne delimita la portata, impantanando i conflitti e rendendoli permanenti.
Soltanto la scomparsa delle armi nucleari dal pianeta può restituirlo ad una conflittualità bellica pur distruttiva e sanguinosa, ma equilibrata, basata sulla prevalenza delle forze in campo.

Questa mia opinione è certamente non allineata con le opinioni prevalenti nella politica internazionale, da destra a sinistra degli schieramenti, ma io mi sento in dovere di alzare il velo di ipocrisia dallo scenario della realtà, che è quella di sempre, manipolata, mascherata, stravolta.
Ed a cosa ci ha portato tutto questo, nell’anno del Signore 2023? Alla PACE ?
No, a nuovi conflitti che nuovi non sono, ma ormai storici ed incancreniti.
Io auspico che Israele dimostri coraggio e chiuda la bocca a tutti i parolai internazionali che lo tempestano di invocazioni ipocrite.

Ing. Franco Puglia
21 ottobre 2023



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