25 Maggio 2024

ENERGIA

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L’impiego delle fonti di energia è, da sempre, in epoca moderna, oggetto di acceso dibattito, in relazione ai costi dell’energia (termica, elettrica, per autotrazione, ecc) ed al suo impatto ambientale, ma anche in merito all’origine delle fonti energetiche, carbone e petrolio in particolare, sia in termini di metodi di estrazione (miniere di carbone, trivellazioni marine, sversamenti di petrolio) che in termini geopolitici (nazionalità dei fornitori). Per non parlare del nucleare, bandito in Italia, per i presunti pericoli derivanti dalla presenza di centrali nucleari sul territorio oltre che per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.

In anni più recenti l’orientamento europeo verso la produzione di energia si è mosso in maniera consistente verso le cosiddette fonti rinnovabili, essenzialmente pannelli solari e pale eoliche, non dimenticando, tuttavia, l’esistenza di fonti idrauliche (bacini idroelettrici) e, in misura minore, di fonti geotermiche (Larderello, Pozzuoli), senza contare altri sistemi rimasti per lo più allo stato progettuale ma mai diffusi (sfruttamento delle maree, geotermia a bassa temperatura con pompe di calore, ecc).

Nel 1973, a seguito della guerra del Kippur tra arabi ed israeliani, i paesi arabi associati all’OPEC (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) decisero di sostenere l’azione di Egitto e Siria tramite robusti aumenti del prezzo del barile ed embargo nei confronti dei paesi maggiormente filo-israeliani. Le misure dell’OPEC condussero ad una impennata dei prezzi e ad una repentina interruzione del flusso dell’approvvigionamento di petrolio verso le nazioni importatrici. La crisi pose fine al ciclo di sviluppo economico che aveva caratterizzato l’Occidente negli anni cinquanta e sessanta. Pesanti furono le conseguenze dell’Austerity sull’industria, che per la prima volta si trovò costretta ad affrontare il problema del risparmio energetico.

Oggi, a quasi 50 anni di distanza, questa situazione si è ripresentata, aggravata dal conflitto russo-ucraino, anche se le tensioni al rialzo sui prezzi di queste materie prime fondamentali precedono l’inizio del conflitto, che ha aggravato la situazione a causa delle sanzioni occidentali alla Russia e delle ripercussioni che queste hanno avuto sui prezzi delle materie prime nel mondo, ma, in particolare, alla Borsa di Amsterdam, a cui fanno riferimento i fornitori europei per il mercato interno.
Quali misure dovrebbe prendere l’Europa per affrontare una situazione che appare molto più grave di quella del 1973 ? La situazione è molto seria, ed è stata sin qui affrontata in maniera dilettantesca, almeno per quanto è dato di vedere e comprendere all’uomo della strada, in base alle informazioni che circolano. Ma andiamo per ordine.

1. La pressione iniziale sui prezzi delle materie prime energetiche dipende dalla ripresa della domanda energetica dopo la pausa produttiva determinata dalla pandemia di Covid 19, con conseguente crollo dei consumi e quindi anche di molte produzioni industriali. Con il sensibile rallentamento della diffusione del virus e la ripresa dei consumi, l’offerta energetica, forzatamente contratta, si è ritrovata inferiore alla domanda, determinata dalla ripresa economica, e questo ha pompato inflazione energetica, e quella di ogni merce o servizio correlato.

2. Esiste una discrasia, che va spiegata, tra il prezzo delle materie prime energetiche di maggior impiego, gas naturale e petrolio, se trattato alla borsa di Amsterdam oppure a quella di Londra o di New York. Non so altrove. Vediamo come si sono mossi i prezzi del gas naturale, che è il principale imputato dei rincari, anche a causa del calo di forniture provenienti dalla Russia.

Il 28.12.2020 il gas quotava alla borsa di N.Y. 2.533 $/mMBTU pari a 8,64 $/Mwh
Il 27.12.2021 quotava 3.699 $/mMBTU pari a 12,62 $/Mwh mentre alla borsa di Amsterdam il TTF (così viene denominata la quotazione) era a 110,12 €/Mwh
Il 04.09.2022 siamo arrivati a 7.855 $/mMBTU, pari a 26,80 $/Mwh laddove il TTF ha raggiunto i 222,54 €/Mwh, ed oggi oscilla attorno ai 200 €/Mwh. 1 mMBTU = 293,07 kwh

Le principali borse di negoziazione del gas naturale sono :

NYMEX : la borsa di New York
NBP: la borsa di Londra che quotava 27,44 €/Mwh (settembre 2022)
TTF : la borsa di Amsterdam che quotava 2,379 €/smc (agosto 2022) 222,54 €/Mwh
PSV (punto virtuale di scambio): Italia

Da rilevare che il prezzo ARERA (l’autorità italiana che regola il mercato del gas, ma solo per i privati con contratti a maggior tutela) quota prezzi del gas naturale tra 0,85 e 1,2 € / smc, 1,08 €/smc nel settembre 2022. 1 smc si traduce in 10,69 kwh, quindi il prezzo è 0,1010 €/kwh, cioè 101,02 €/Mwh.

In pratica la metà del prezzo di Amsterdam.

Fonte: https://finanzadigitale.com https://luce-gas.it/

L’Olanda, grazie ai suoi giacimenti di gas naturale, ha utilizzato per prima tra i paesi europei, il gas come combustibile, sviluppando così un vero e proprio mercato all’ingrosso. Unendo poi la posizione geografica centrale tra la Norvegia e l’area centro-europea composta da Germania, Francia e Gran Bretagna, l’Olanda si è potuta sviluppare come snodo centrale per i transiti gas pipeline tra i principali paesi europei. Motivo per cui il TTF è divenuto il mercato gas più sviluppato a livello europeo e principale punto di riferimento per il prezzo dei mercati vicini o collegati, come appunto l’Italia. Le dinamiche del mercato che incidono sui prezzi del TTF vanno così a ripercuotersi sul nostro PSV, cioè sul prezzo della distribuzione in Italia.

3. A questo punto noi ci troviamo di fronte ad una guerra dell’energia da combattere su più fronti:

a) Dobbiamo svuotare la bolla speculativa del mercato di Amsterdam, tenendo presente tuttavia che i prezzi quotati al Nimex di N.Y. o allo NBP di Londra non sono prezzi al rubinetto di erogazione a destinazione, ma prezzi all’origine, per un gas che va liquefatto, poi trasportato ad un rigassificatore a destinazione e quindi distribuito. Significa costi, che non so quantificare.

b) Dobbiamo rivedere per intero la politica energetica europea, destituendo il gas naturale dalla sua posizione sovrana rispetto ad altre fonti, in quanto strettamente legato alla presenza dei gasdotti, che non superano le distanze oceaniche e determinano un cordone ombelicale tra paesi utenti e paesi fornitori, in genere politicamente poco affidabili, TUTTI, nessuno escluso.

Dobbiamo quindi riconsiderare, SUBITO, l’impiego di petrolio e carbone, che l’Europa ha voluto accantonare perché considerati inquinati e produttori di quella CO2 a cui viene attribuito il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici, e forse va ripensato l’impiego dell’energia nucleare di nuova generazione, anche se si tratta di prospettive non immediate, visti i tempi necessari per la costruzione delle centrali.

c) Dobbiamo costruire a tempo di record dei rigassificatori per poter approvvigionare gas liquefatto a da qualsiasi fonte di approvvigionamento, anche lontana, con trasporti via nave.

d) Dobbiamo sfruttare a fondo, subito, tutte le fonti di gas a nostra disposizione, a partire da quelle nel mare Adriatico, e dobbiamo costruire nuovi inceneritori di rifiuti, denominati termo valorizzatori, perché i rifiuti sono un combustibile come altri, e se è vero quanto certificato da ARPA sulle emissioni in atmosfera degli inceneritori che già abbiamo, allora la raccolta differenziata dei rifiuti, quando siano combustibili, diventa assurda, perché i rifiuti sono sostitutivi di petrolio, carbone o derivati della legna come i pellets, questi si, molto inquinanti.

Io devo credere a quanto mi hanno mostrato i gestori di questi impianti, che sono sotto il controllo di ARPA, oppure ARPA è complice di una truffa nazionale, cosa poco credibile. Detto questo, come facciamo a tradurre in concreto queste strategie? Di fronte a noi abbiamo un NEMICO, che non è tanto il caro energia quanto la rigidità ideologica di larga parte della politica, italiana ed europea, oltre al groviglio di interessi consolidati attorno alla gestione delle fonti energetiche.

La prima cosa da fare è cercare di sgonfiare il mercato di Amsterdam. Visto che operiamo in condizioni di libero mercato, il solo modo è ridurre drasticamente la domanda di gas naturale oppure mettere in atto una credibile strategia europea che porti ad una riduzione di consumi di gas nel breve-medio periodo, facendo intendere che gli stati orienteranno i consumi energetici verso un mix di altre fonti, abbattendo i consumi di gas in transito da Amsterdam, a partire dal gas russo, ma non solo.

Circa lo sviluppo di altre fonti di energia i problemi non sono pochi; vediamoli in ordine:

1. Una ripresa di consumo del carbone presenta dei vantaggi, per certi aspetti, ma anche molti problemi:
a) l’estrazione del carbone dalle miniere è socialmente mal digerita, per le condizioni di lavoro dei minatori ed i rischi di incidenti gravissimi (la formazione di grisou (CO) con avvelenamento degli operai e rischio di esplosioni).
b) Il carbone presenta il vantaggio della facile trasportabilità, ma è difficile impedire che durante la manipolazione venga rilasciato pulviscolo in aria, non propriamente salutare (vedi acciaierie, come Taranto). Bruciare carbone è teoricamente meno inquinante che bruciare petrolio, a condizione di abbattere in maniera totale i prodotti della combustione, cioè ossido di carbonio (CO) che si può bruciare in un post combustore, e polvere di carbonio, ma abbattendo anche l’anidride solforosa (SO2) dovuta alla presenza dello zolfo. In linea teorica è meno inquinante che bruciare petrolio o derivati del legno (pellets) che restituiscono all’atmosfera anche i prodotti aromatici presenti nel legno, che non vengono interamente decomposti. Questi derivati del legno, inoltre, vengono in genere impiegati in totale assenza di filtri di abbattimento sui fumi, e quindi …
c) Trasformare una centrale termica che brucia gas o petrolio in una centrale a carbone non è semplice come bere un bicchiere d’acqua, anche se tutto si può fare; richiede tempo, che non abbiamo, perché abbiamo necessità urgenti.

2. Per quanto attiene al petrolio, possiamo potenziare lo sfruttamento delle centrali che ancora lo impiegano, se hanno ancora capienza energetica, e si potrebbero anche trasformare alcune centrali che bruciano gas in centrali che brucino petrolio. Si debbono modificare alcuni impianti ma è cosa di più rapida attuazione. In questo caso, però, vanno aggiunti sistemi di trattamento e controllo dei fumi che sono meno indispensabili nelle centrali a gas naturale, che produce meno inquinanti.
L’ostacolo principale, secondo me, sta nella pubblica opinione, e di conseguenza nella politica, che sono state condizionate all’impiego dei combustibili leggeri demonizzando quelli più pesanti, come nel caso dell’autotrazione, con la guerra ai motori diesel, sostituiti dai soli motori a benzina, solo elettrici o misti.

Questa componente “psicologica”, ma che sottende ormai anche interessi economici miliardari, è davvero molto pesante, perché largamente diffusa, erede della guerra, ormai multidecennale, ai signori del petrolio, un tempo le famose “sette sorelle”, determinata da ragioni politiche ed ideologiche e giustificata dall’impatto ambientale sui mari (sversamenti petroliferi per incidenti diversi) prima che, vista l’insufficienza di queste motivazioni, alcuni ricercatori non cavalcassero la tigre dei cambiamenti climatici, oggettivi e visibili, attribuendoli alla combustione dei derivati del carbonio ed alla crescente introduzione di CO2 in atmosfera. Questa tesi è diventata un dogma indiscusso a livello internazionale e nessuno osa tentare di confutarlo, pena il discredito. Si tratta di un FALSO di dimensioni colossali, sotto il profilo scientifico, ma nessuno vuole aprire gli occhi ed anche chi sa come stanno le cose non si azzarda ad alzare la voce, perché viene messo all’indice e ridicolizzato.

3. Un combustibile ignorato come tale, invece, sono i rifiuti urbani, quelli combustibili, a base di plastica, carta ed altri prodotti carboniosi, non metallici. Se è vero, e pare che lo sia, che dai camini dei nostri termo valorizzatori esce praticamente aria pulita, dopo abbattimento di tutti gli inquinanti, cosa certificata da ARPA, che è il nostro ente pubblico di riferimento per il controllo dell’inquinamento, anche quello da polveri sottili delle grandi città, allora non si comprende su quali basi continuare a frapporre ostacoli alla costruzione e dislocazione di nuovi termo valorizzatori, modificando radicalmente la raccolta differenziata dei rifiuti e bruciando tutto quello che i forni possono bruciare, trasformando l’energia prodotta in vapore e poi in energia elettrica.
Per inciso, le cosiddette “fonti rinnovabili”, che poi sono soltanto quelle eoliche e solari, producono energia elettrica, come quelle idroelettriche. Orientare il consumo di energia verso sorgenti elettriche, cosa che fa parte delle attuali strategie di sostenibilità ambientale, lascia una porta spalancata verso qualsiasi altro sistema in grado di produrre energia elettrica, a condizione che questo mercato venga ben distinto da quello della produzione di energia termica diretta (gas, petrolio, carbone) e venga congegnato in modo tale da stimolare una concorrenza delle fonti orientata ad abbattere costi di produzione e prezzo di mercato.
La cosiddetta transizione energetica potrebbe anche passare da qui: nelle abitazioni civili non sarebbe difficile sostituire con una spesa sopportabile i normali radiatori a circolazione di acqua calda con radiatori a doppia funzionalità, in cui gli elementi radianti possano essere riscaldati tanto dall’acqua, prodotta da una centrale termica a gas o a gasolio, che da resistenze elettriche affogate nel corpo dei radiatori. Non è semplice come dirlo, e radiatori di questo tipo vanno costruiti dai produttori, ma è una strada perseguibile in tempi in biblici.

Anche i ventil-convettori, disponibili da tempo sul mercato ed impiegati in prevalenza negli stabili con uffici, aiutano a massimizzare l’efficienza termica, soprattutto in termini di percezione di calore da parte dell’utente. Quindi ben venga una politica energetica, di cui si sta parlando, capace di separare nettamente i costi di distribuzione dell’energia sotto forma elettrica o di idrocarburo, liquido, solido o gassoso.

Ing. Franco Puglia

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