21 Luglio 2024

La mappa ben mostra la geografia politica dell’area territoriale più CALDA compresa tra Mar Mediterraneo ed Oceano Indiano, non solo calda climaticamente ma, più ancora, politicamente.
Un’area popolata da buona parte del mondo musulmano, trascurando per ora la parte occidentale africana e quella sub sahariana. Un’area immensa, in cui il territorio occupato da Israele appare quasi invisibile, per non parlare poi di quello occupato dai Palestinesi. L’immensità dei territori ci racconta quanto assurdo sia il conflitto tra una parte del mondo arabo e musulmano ed il piccolo insediamento ebraico, ed ancor più del trascurabile, demograficamente parlando, popolo palestinese, che potrebbe risiedere ovunque in queste vastissime aree, senza contendere agli israeliani quella sottile striscia di terra compresa tra Mediterraneo e Mar Rosso.

Il piccolo stato di Israele confina con realtà politiche musulmane molto sgradevoli: Libano e Siria a Nord, soprattutto, con Hezbollah in Libano ed Assad in Syria, strumenti di una geopolitica eterodiretta da Iran, Russia, Turchia. Nei pressi l’instabile Iraq, che se non altro è in prevalenza sunnita, quindi ostile a Teheran, scita, la più stabile Giordania, tuttavia col cuscinetto palestinese della Cisgiordania, un altro vulcano pronto sempre ad esplodere.
Più ad est Arabia Saudita, Emirati arabi, Qatar ed Oman appaiono meno pericolosi, più inclini ad una convivenza d’affari col mondo cristiano.
A nord l’ambigua presenza turca, con le sue ambizioni egemoniche di sempre sul mondo musulmano, da ex impero ottomano, la sua ambigua appartenenza alla NATO, le sue aspirazioni deluse a far parte di una Unione Europea che, sin qui, non annovera paesi musulmani al suo interno, e tantomeno dittature di fatto, anche se formalmente non dichiarate.
Ancora più ad est la galassia dei paesi orientali di fede musulmana, Pakistan ed Afghanistan in testa, e poi tutti gli altri.
Ad ovest troviamo l’Egitto, apparentemente tranquillo sotto il tallone della dittatura militare, e poi i paesi dell’area sahariana, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, meno pericolosi per Israele, data la distanza, grazie al cuscinetto egiziano, ma molto vicini emotivamente alla causa palestinese, quindi suscettibili di sostenerla, almeno politicamente e mediaticamente, non economicamente e militarmente. Questo mondo è popolato da oltre 2 miliardi di esseri umani, circa il 25% della popolazione mondiale. Si tratta di una massa umana immensa, ostile da sempre all’ebraismo, all’esistenza dello stato di Israele, ed anche al mondo cristiano occidentale in genere. Al confronto Israele conta meno di 10 milioni di abitanti, una inezia di fronte ai suoi avversari. I numeri del confronto sono impietosi e la lotta è impari, anche se, per fortuna, non tutti i musulmani al mondo ingrossano le fila dei combattenti diretti di Israele.
I numeri, tuttavia, assieme al confronto territoriale, ci danno un’idea della debolezza intrinseca degli ebrei di fronte ai loro avversari storici, e se è vero che molti paesi musulmani sono troppo distanti da Israele per costituire un pericolo diretto, la loro influenza politica ed i loro aiuti economici ai paesi confinanti con Israele costituiscono una fonte permanente ed inesauribile di alimentazione dei conflitti, ciò che costringe Israele ad usare molta cautela nelle sue reazioni alle aggressioni esterne o interne.

Questa la mia percezione dello scenario attorno a questo ennesimo conflitto tra Israeliani e Palestinesi.

Ing. Franco Puglia – 10 ottobre 2023



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