25 Maggio 2024

GIUSTIZIA

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Un argomento tra i più DIFFICILI, fondato su una cultura complessa, e soprattutto complicata, quella GIURIDICA, che si rifà al diritto romano, per le sue origini, ma è poi soverchiata dalla montagna legislativa che si è stratificata nel corso dei secoli.
Prima distinzione: giustizia e legge non sono la medesima cosa, e non coincidono.
Dovrebbero coincidere, ma non è così.
La LEGGE è una espressione del POTERE, di chi lo detiene e delle sue convinzioni e, soprattutto, INTERESSI. La legge può essere iniqua, ingiusta, feroce, e può colpire gli innocenti, perché così vuole il potere. E’ così da sempre: nulla è cambiato.
Allo stesso tempo la legge può proteggere i più deboli, e comunque può rendere efficace l’esercizio dei diritti pubblicamente riconosciuti. Quindi la legge può essere giusta o ingiusta, secondo chi la scrive, secondo il potere che la determina.
Le legge è COGENTE: si DEVE rispettare, pena una sanzione, altrimenti NON è legge ma semplice raccomandazione. Le forze dell’ordine sono costituite per assicurare il rispetto della legge da parte di tutti, mediante prevenzione o repressione dei reati, civile o penali.
La Magistratura ha lo scopo di garantire l’esercizio della legge, la sua efficacia, la correttezza del giudizio e la misura della pena, oltre che la sua concreta applicazione.

Ecco un primo problema: gli strumenti della legge, forze di polizia e Magistratura, operano per il rispetto ed applicazione della legge, e di eventuali sanzioni, a prescindere dal merito, se sia giusta o ingiusta.
Nei regimi dittatoriali molte leggi sono inique, e ne consegue che gli strumenti appena indicati operano spesso a favore dell’ingiustizia, contro la Giustizia. Questa doppia faccia del potere giudiziario non è mai stata eliminata, perché questi organi sono passivi, e subiscono il potere politico.
Un salto di civiltà vorrebbe che la Magistratura possa essere anche GARANTE della Democrazia, con la facoltà di condannare il potere politico ove questo ecceda i limiti di un potere democratico, e con gli strumenti di polizia per rimuovere dal suo incarico chi lo esercita, ripristinando prontamente un ordine democratico. Un conflitto di poteri che si presta a discussioni infinite, vista anche una certa tendenza diffusa, almeno nella Magistratura Italiana, a sconfinare dai propri poteri costituzionali.
Ma qui LA LEGGE potrebbe essere d’aiuto, delimitando in maniera NETTA e non equivocabile la linea di confine che la Magistratura non ha il diritto di oltrepassare.

Ma restiamo in ambito democratico; anche in tale ambito le leggi possono essere giuste o ingiuste, sebbene promulgate da un potere legiferante e di governo regolarmente costituito su basi elettorali.
Ed ecco il secondo problema: sino a che punto può spingersi il legislatore? Dove finisce la sua discrezionalità? Oggi un limite non esiste, e spinge il potere in carica ad ogni forma di abuso, legiferando CONTRO la visione delle cose di chi non fa parte della maggioranza parlamentare e di governo.
Nelle “piccole cose” questo può, e deve, essere tollerato, ma in altre?
Teniamo presente, inoltre, che le maggioranze politiche sono espressione di una minoranza dei cittadini, a dir bene il 51% del 50% degli elettori aventi diritto. Ed anche questi elettori votano al buio, per simpatia verso qualche volto noto, per appartenenza storica, per formazione ideologica di fondo.
Raramente perché bene informati.
Quindi un manipolo di eletti può fare il bello ed il cattivo tempo nel paese, ma anche in una regione o in un comune, grazie all’appoggio al buio di un quarto degli elettori.
La produzione di leggi inique per i più è, a questo punto, quasi inevitabile.
La percezione di iniquità induce a sfuggire alla legge, affrontando il rischio di sanzioni.
Questo atteggiamento, col tempo, diventa CULTURA, e si trasforma nel rigetto della legge e dell’assenza di rispetto nei confronti di qualsiasi legge.

Si può fare qualcosa per impedire lo strapotere della maggioranza politica su tutti i cittadini?
Certo che si può, mettendo dei PALETTI, delimitando gli interventi legislativi possibili, impedendo la proliferazione di leggi e leggine, a favore o contro qualcuno o qualcosa.
Si tratta di stabilire una serie di DIRITTI che potremmo definire di CITTADINANZA, che sono supplementari ai diritti fondamentali della persona umana ma hanno a che vedere con il vivere in una comunità, essendo LIBERI, ma senza produrre danni concreti ad altri.

La stella polare in un tale processo si chiama ASSUNZIONE PERSONALE DI RESPONSABILITA’ , che chiama il danneggiante a ripagare il danno prodotto, che non richiede leggi per essere tale, se oggettivo, visibile, non confutabile.

Ing. Franco Puglia
21 gennaio 2023






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