13 Aprile 2024

I GRANDI TEMI POLITICI DEL 2023

Le categorie politiche che hanno caratterizzato il mondo in cui viviamo sono ormai largamente obsolete. La politica si occupa della sua comunità umana di riferimento, ristretta o allargata, sino ad includere la convivenza tra i popoli del pianeta. In passato i riferimenti di tipo politico sono stati governati da elementi di carattere religioso, tutt’ora presenti, e dalla presenza di categorie sociali distinguibili, con condizioni di vita ed interessi simili e convergenti: la manodopera agricola, quella industriale, la famosa “classe operaia”, e quelle di rango più elevato, i “colletti bianchi” delle professioni, pubbliche e private, ma anche i commercianti, e qualcosa ancora.
Con il declino dell’interesse religioso, almeno nel mondo occidentale, prese piede la “coscienza di classe” della “classe operaia”, che con l’aiuto di alcune basi filosofiche diede la stura al socialismo ed al comunismo, ed alla lotta di classe, inframmezzata dai conflitti bellici di natura diversa, provocati dai conflitti di interesse di sempre, in un clima di nazionalismo esasperato.

Oggi, invece, di classe operaia non si parla più e la sinistra si è trasformata, orfana della sua base sociale, in una sinistra più intellettuale, ma sempre ideologica, fondata su una malintesa tutela dell’ambiente e su un egualitarismo che, non potendosi più esprimere attraverso il conflitto tra “padroni” e “lavoratori”, si esprime nel conflitto tra i sessi, che sono diventati almeno tre, ma forse di più, e nel conflitto tra la conservazione delle differenze etniche e territoriali ed il superamento di queste distinzioni, sia in chiave etnica e culturale che di dislocamento territoriale, spalancando le porte (in concreto) al fenomeno delle migrazioni di massa.
Sul piano internazionale, poi, la Storia pare voler fare marcia indietro, come peraltro è sempre accaduto, approfittando del declino del mondo occidentale, declino morale, se non economico, e declino demografico, con il risveglio dell’espansionismo russo e cinese, in pieno svolgimento il primo, in una fase di riflessione il secondo.

In Italia, forse, la sinistra potrà trovare una sua identità omogenea, dopo la frattura Schlein, sui temi che le sono già cari ed in buona misura condivisi:
– abbandono dell’impiego di combustibili fossili
– energia “pulita”, da pannelli solari e pale eoliche, o comunque rinnovabile (magari da combustione di pellet e legna, con buona pace dell’inquinamento e della decarbonizzazione)
– Abbattimento di ogni barriera all’immigrazione, sorvolando sulla futura collocazione dei nuovi arrivati
– Rafforzamento della “società dei diritti”, garantiti dallo Stato, sempre più sommerso di regolamenti e burocratizzato, e dei sostegni economici generalizzati, concentrando il controllo delle risorse nelle mani del potere statale, come da cattiva tradizione della sinistra
– Allineamento a QUESTA Europa, già orientata a sinistra, in politica estera, conservando lo status di posizione subalterna di sempre.

Se questa è la SINISTRA la domanda è cosa possa e debba essere la DESTRA e, soprattutto, una DESTRA LIBERALE. Prima di tutto, direi, niente che faccia parte della cultura storica ed attuale della sinistra.
Quindi:
1. Massima enfasi alla LIBERTA’ INDIVIDUALE ed al RUOLO DELL’IMPRESA nello sviluppo di una società libera, prosperosa e capace di reagire alle difficoltà del nostro tempo, liberandosi gradualmente del PESO insostenibile della sfera pubblica sulla vita di tutti, non soltanto in termini fiscali, ma soprattutto in termini di condizionamento dello sviluppo economico e sociale.
Non è ammissibile che oltre il 50% del PIL sia mediato dalla spesa pubblica.
2. Consapevolezza della manipolazione delle coscienze in atto, fondata su tesi di sapore scientifico (i cambiamenti climatici causati dall’uso dei combustibili fossili) che tuttavia non hanno riscontri scientifici obiettivi ed inconfutabili, se è vero, ed è vero, che centinaia di studiosi e scienziati, alcuni anche famosi, hanno negato il rapporto di causa ed effetto preteso dai fautori delle decarbonizzazione del pianeta, una condizione, peraltro, utopistica, perché implicherebbe un’adesione totale di 8 miliardi di umani sul pianeta, e non solo di poche centinaia di milioni di europei.
Una EVIDENZA SCIENTIFICA, se veramente tale, non può essere confutata da tanti autorevoli soggetti.
3. Inversione delle politiche nazionali, ed europee, volte ad IMPORRE a tutti gli europei un modello di sviluppo fondato esclusivamente su queste tesi pseudo scientifiche, producendo un impatto devastante sulle economie dei paesi europei, provocando una progressiva perdita di know how in alcune tecnologie, una maggiore dipendenza tecnologica dall’estero e, in particolare, proprio da paesi che si collocano al di fuori delle nostre alleanze strategiche (Cina).
4. Sospensione progressiva di tutte le facilitazioni statali (bonus) che alterano il funzionamento del mercato, ristabilendo un rapporto equilibrato tra capacità produttiva e remunerazione d’impresa nel suo mercato.
5. Consapevolezza dei limiti del pensiero liberale nel mercato globale, introducendo il criterio della priorità dell’interesse nazionale negli scambi internazionali, ciò che non significa autarchia ma neppure completa dipendenza dall’estero nelle produzioni a carattere strategico, in campo alimentare, energetico, industriale. Rigetto del turbo-liberismo che sconfina nell’anarchia economica.
6. Lotta contro le situazioni di monopolio, con la sola esclusione dei monopoli naturali, di fatto, non cedibili ai privati, se non in concessione pubblica pro tempore, non rinnovabile.
7. Rilancio del sistema di formazione scolastica di base ed universitaria, introducendo nuovi criteri di selezione del personale docente e regole più severe nella selezione degli studenti, con l’obiettivo di invertire il trend attuale che esprime un declino cognitivo e di preparazione culturale nelle nuove generazioni. Potenziamento del sistema formativo in chiave premiale, favorendo la concorrenza tra le scuole e le facoltà universitarie, finanziando le famiglie degli studenti, non le scuole ed università.
8. Rilancio del sistema sanitario nazionale, riorganizzandolo interamente, con un abbattimento severo della spesa pubblica burocratica ed improduttiva che è parte del sistema stesso, rivedendo tutti gli accordi con le strutture sanitarie private in modo da poter garantire a tutti i cittadini un accesso ai servizi sanitari a condizioni compatibili con il proprio reddito e con tempi d’attesa congrui, compatibili con le necessità dei pazienti. Una riforma orientata ad un rapporto di tipo assicurativo garantito a tutti dallo Stato, ma NON a costi uguali per tutti, ma proporzionati alla capacità contributiva di ciascuno.
9. Lotta senza quartiere all’immigrazione selvaggia, e PULIZIA del territorio, restituendo forzosamente al paese d’origine gli immigrati non integrabili nella società nazionale.
Un tema drammatico, difficile da affrontare, condizionato dall’esterno, da regole imposte dall’Europa o dalla comunità internazionale, che altri violano allegramente e che noi, invece, subiamo passivamente.
Un argomento che impone di mettere da parte i sentimenti di umana pietà anteponendo cinicamente l’interesse nazionale, senza il quale non c’è futuro per noi e neppure per quanti, pochi o tanti, riescono ad insediarsi nel nostro Paese.
10. Riarmo della Nazione. E’ doloroso dover constatare che un’epoca di pace in Europa è finita e che nessun paese può pensare di non essere travolto da venti di guerra anche sul suo territorio, non dimenticando gli indispensabili interventi su altri scenari bellici, richiesti dalla salvaguardia dei nostri interessi vitali anche se in aree distanti dai nostri confini.
Promozione di una SVOLTA europea che porti l’Europa ad interessarsi, in un’ottica interamente nuova, ai problemi continentali, mettendo in campo una forza militare di dissuasione comune, alle spalle di una politica estera comune e coesa, emarginando, se indispensabile, chi non volesse allinearsi ad una tale politica compromettendo gli interessi collettivi.
Una NUOVA EUROPA UNITA, che restituisca alle sue popolazioni quella sovranità di ordine locale troppo spesso compromessa da scelte arbitrarie degli organi comunitari, non sostenute da specifiche deleghe a deliberare da parte dei singoli membri dell’Unione.

Ing. Franco Puglia
10 marzo 2023










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