29 Febbraio 2024

QUALE FORMA PARTITO?

LA FORMA PUO’ ESSERE SOSTANZA SE DETERMINA E CONDIZIONA I SUOI CONTENUTI

Chi voglia stimolare la nascita di un movimento politico può adottare diverse strategie :

1. Fondare un’associazione con poche persone di fiducia, stabilendo le regole del gioco ed i contenuti politici, per poi attirare l’adesione di un numero crescente di persone che condividano i contenuti e le regole. In questo caso l’adesione sarà più spesso di principio, ma senza partecipazione attiva, oppure con partecipazione attiva in cambio di qualcosa (soldi, ruolo, vantaggi indiretti, ecc).
Questa soluzione può prevedere una partecipazione più o meno democratica degli associati alle scelte politiche ed organizzative: un movimento autenticamente democratico può essere più facilmente “scalabile” da forze organizzate, uno meno democratico è meno scalabile.
La prima opzione (regole democratiche) stimola la partecipazione, mentre la seconda la scoraggia.
In un movimento nascente la motivazione autonoma delle persone è essenziale al suo sviluppo, anche se rende la struttura più vulnerabile. Una struttura centralistica ne tarpa lo sviluppo, anche se protegge il movimento da forze qualsivoglia orientate a cambiarlo. Il solo modo di stimolare lo sviluppo con una struttura centralistica è avere molti soldi da investire (Berlusconi insegna).

2. La seconda alternativa prevede di fondare una struttura apertamente democratica, da parte di un gruppo  fondativo che riveste un ruolo iniziale, ma è destinato ad essere sostituito nel gioco democratico. Questa FORMA è più facilmente scalabile, anche se si possono prevedere dei Firewall che impediscano l’associazione a persone che non siano dotate di specifiche caratteristiche. In questa forma associativa se le regole interne non sono troppo vincolanti si può sviluppare il massimo di movimentismo e di attivismo, essenziale in una fase di crescita, pur essendo il processo non esente da rischi.
In questo caso l’attivismo e la partecipazione fanno supplenza alle limitate risorse economiche proprie.

Entrambe le soluzioni incontrano un ostacolo: le persone politicamente attive fanno spesso già parte di altri organismi associativi, a carattere politico o culturale. Se il movimento nascente ha una vocazione nazionale, e non soltanto di ordine locale, deve proporsi come tale, richiedendo un’adesione che ha valenza nazionale. Questa valenza nazionale può estrinsecarsi in due modi :
a) attraverso la creazione di comitati locali del movimento (metodo classico). In questo caso l’adesione al movimento, che implica anche quella alla struttura locale, costituenda o costituita, può entrare in conflitto con la precedente identità associativa, specie se a carattere politico e non solo culturale.
b) attraverso l’associazione del “brand” nazionale a quello dell’identità locale, politica o culturale, senza sostituirsi ad essa ma affiancandola, rafforzandola, quindi in un gioco sinergico tra i livelli nazionale e locale. Questa soluzione offre il vantaggio di non alterare la struttura e l’identità di associazioni pre-esistenti, inducendo tuttavia gli iscritti prima, individualmente, e l’associazione come tale, in seguito, ad aderire al brand nazionale.
Nel caso a) questo NON è possibile : l’aderente non può stare con un piede in due scarpe.

Svolta Europea nasce sulla base dell’opzione 2b : si propone di diventare un’associazione democratica, quindi scalabile, sia pure con dei limiti, ed aperta ai singoli cittadini come alle loro forme organizzate pre-esistenti.
Deve essere CHIARO che le adesioni sono sempre individuali e le associazioni di origine non hanno un peso politico in sè, anche se una medesima posizione condivisa da tutti i membri di una associazione si rifletterà inevitabilmente sulle scelte del movimento federativo.

PROBLEMI DI LEADERSHIP

Quale che sia la forma adottata, esiste un problema di leadership.
La forma 1 si presta ad un movimento con forte leadership fondativa (Forza Italia, 5 Stelle, ecc).
La caratterizzazione più o meno democratica di questa forma (la più diffusa) può consentire una pur difficile scalata alla leadership (es. Renzi e PD).
La forma 2 considera invece la leadership come necessariamente transitoria.
Molte persone comuni sottolineano la necessità di una forte leadership come condizio sine qua non per la crescita di un movimento politico.
Un sola forte leadership è semplificativa sul piano delle scelte elettorali : gli elettori scelgono non tanto il partito, e tantomeno i suoi contenuti, ma il verbo del leader, che esprime sinteticamente i contenuti tramite slogan.
Nella forma democratica, invece, la transitorietà della leadership sposta l’attenzione più sul piano dell’identità del movimento, che sulla persona di chi lo incarna, anche se il suo peso può avere una notevole influenza sulle scelte.
Nella forma 1. tutto il potere sta nelle mani del leader, che determina le regole, i ruoli, i nomi dei candidati. Nella forma 2. il discorso è più articolato, con un potere più diffuso e contendibile. Classicamente emergono leaders intermedi a capo di correnti interne che si contendono il potere. Questa forma produce molta conflittualità interna. E’ tipica del PD, lo fu della DC e lo fu, molto più recentemente, in FARE per Fermare il declino.

Una variante interessante della forma 2, ad oggi mai sperimentata in un partito di massa, è quella del “Partito Aperto”, che si basa sulla divisione e separazione dei ruoli interni ed esterni. Chi occupa ruoli organizzativi o di controllo interno nel partito non può candidarsi a cariche pubbliche elettive, in occasione di momenti elettorali, e viceversa. Questa separazione dei ruoli ostacola di molto la presa di potere di qualcuno sia sul partito che nelle istituzioni, come nel caso di Matteo Renzi, capo del Governo e del suo partito.
In questa forma si delineano due “mestieri” : quello di candidato ad incarichi istituzionali, senza alcun controllo sul partito, ed i ruoli interni, che hanno carattere funzionale, organizzativo, promozionale, di immagine, di controllo, ecc, ecc, ma i cui interpreti non possono aspirare ad incarichi elettivi nelle istituzioni. In questa forma di partito la leadership al vertice è meramente rappresentativa, di immagine, non potendo aspirare ad incarichi pubblici. Il sistema favorisce lo sviluppo di una leadership più diffusa, a livello organizzativo, mentre ai fini elettorali stimola una produzione di concorrenti che, per essere messi in lista, debbono ricevere il massimo numero possibile di voti degli iscritti, e quindi debbono affrontare un processo di selezione interna fondato su capacità individuali, credibilità, attivismo, cultura, ecc, ecc.
In una tale forma partito la lista elettorale rappresenta il meglio che il partito è in grado di esprimere e le preferenze qualificate sono già state espresse all’interno del partito, dai suoi iscritti.

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