13 Aprile 2024

SCUOLA E UNIVERSITA’

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IL SISTEMA FORMATIVO SCOLASTICO ED UNIVERSITARIO ED I TITOLI DI STUDIO

Ogni tanto si torna a parlare di “valore legale” dei titoli di studio.
Il termine significa che, per l’esercizio di alcune professioni, la legge prevede il possesso di un preciso titolo di studio affinché un soggetto possa esercitare una professione.
Ad esempio, per esercitare la professione medica occorre una laurea in medicina.
Infatti non è concepibile che un tizio qualsiasi con una formazione culturale non idonea possa spacciarsi per “medico”, anche se, purtroppo, accade, grazie ai creduloni che si affidano a santoni di ogni risma. Stessa cosa per altre professioni.
Il titolo di studio, però, è diventato anche un “lasciapassare” per poter accedere a posizioni di relativo prestigio sociale e di interesse retributivo, particolarmente nella Pubblica Amministrazione, ma non solo.
Il “pezzo di carta” è una sorta di passaporto, che grazie alle insufficienze del sistema formativo scolastico ed universitario sotto il profilo della selezione, grazie alla visione di una “scuola per tutti”, del “diritto allo studio”, intesi come accesso indiscriminato ai più diversi titoli di studio, ha gradualmente portato al degrado formativo generalizzato.
ABOLIRE il valore legale dei titoli di studio, o di alcuni tra essi, potrebbe essere una soluzione, attraverso un percorso che preveda una molteplicità di percorsi formativi da valutare singolarmente, caso per caso.
Il giovane “formato” rappresenta una risorsa umana destinata a trovare impiego in aziende private o nel settore pubblico, e chi è incaricato della selezione del personale deve poter disporre di elementi credibili di valutazione, tra i quali, oggi, il titolo di studio è elemento non secondario, a cui si sommano l’eventuale esperienza lavorativa pregressa ed altre caratteristiche personali, di ordine caratteriale.
I pregi ed i limiti del candidato emergono poi col tempo, ma spesso non tutti, e non subito.
Aggiungiamo che le rigidità del mondo del lavoro impediscono di dire al dipendente, se scoperto non idoneo al lavoro che è chiamato a svolgere, domani libera la scrivania, per favore, come fanno brutalmente negli USA. E’ quindi importante poter disporre di elementi oggettivi di valutazione, frutto di un processi di selezione a monte.
Il processo di selezione deve essere graduale, iniziando dalla scuola dell’obbligo.
L’acquisizione di un titolo di studio dovrebbe essere, ma non è più, la garanzia del superamento di alcune soglie di selezione e quindi la garanzia di una certa qualità cognitiva e culturale del soggetto.
Oggi un titolo di studio può avere valore legale, come tale, pur senza garantire che il soggetto possieda davvero quelle caratteristiche cognitive e culturali che il titolo di studio farebbe presumere.
La formazione scolastica ed universitaria prevedono programmi formativi più o meno rigidi.
Ogni università prevede un certo numero di corsi e di esami; quelli, non uno di meno.
Superati TUTTI gli esami hai il “pezzo di carta”.
In realtà, volendo superare il concetto di “titolo di studio” , dovremmo introdurre il concetto di “corso di studi” a percorso libero, in cui ogni singolo corso (esame) abbia valore in se, non associato agli altri. Significa che un percorso di formazione culturale potrebbe essere “libero” , ma selettivo, ed il curriculum potrebbe essere costituito da un insieme armonico di corsi di studio, in numero variabile, ciascuno certificato da un organismo formativo, selettivo, accreditato a tal fine.

Con un tale sistema non ci sarebbe un corso di studi uguale ad un altro, ma innumerevoli soggetti senza una figura professionale precostituita, dotati di una formazione individuale semplice o complessa a piacere, valutabili in base al corso di studi seguito, alla congruenza e completezza della formazione derivante dalle materie oggetto di studio e dalle istituzioni culturali in cui tale corso di studi si è svolto.
Una tale concezione non è detto che possa sempre essere generalizzabile : la formazione legale di un Giudice, ad esempio, dovrebbe essere necessariamente più completa di quella di un semplice avvocato, visto che questa professione è multiforme in se, ed è anche orientata a specializzazioni che non richiedono necessariamente una formazione su altre discipline in materia legale.
Stessa cosa nel campo dell’ingegneria, dove lo scibile odierno è così vasto da non potersi ragionevolmente coprire tutto con un solo corso di studi, per cui la formazione specialistica diventa sempre più determinante.
Si potrebbero fare delle distinzioni anche in medicina, laddove esiste una sostanziale differenza tra un chirurgo ed uno psichiatra, fermo restando che alcune basi di conoscenza comuni siano irrinunciabili.
Se poi pensiamo agli studi di economia e commercio , di “scienza” della comunicazione , di “scienze” politiche, di lettere, di filosofia, ecc, ecc ben comprendiamo come l’idea di univocità del corso di studi sia davvero infondata.
Una tale rivoluzione passa attraverso una serie di ostacoli pratici, di resistenze, anche feroci, da parte di un insieme di interessi precostituiti, e quindi, in un paese conservatore e sottoculturato come il nostro un tale cambiamento forse non si verificherà mai.
Mi accontento quindi di immaginarne la possibilità, senza la speranza di vederlo mai attuato.

Ing. Franco Puglia
15 Novembre 2018

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