13 Aprile 2024

Lagarde azzanna, Giorgetti risponde. Ora la Bce può essere un problema – Formiche.net

Le classiche mosse di politica monetaria anti inflazionistiche sono sempre state legate ad un aumento dei tassi di interesse delle banche centrali. BCE non fa eccezione.
Giorgetti esprime a Christine Lagarde le sue preoccupazioni: la teoria della politica monetaria è una cosa, la realtà delle economie è un’altra. Un aumento del costo del denaro significa anche un aumento dei tassi di interesse da pagare a chi acquista titoli di stato, un onere sopportabile per gli stati che hanno un debito pubblico basso, ma per l’Italia ….
E l’Italia si è ulteriormente impiccata con il PNRR, che è essenzialmente spesa a debito, per quanto a lunga scadenza sia. Ed il debito si finanzia con i titoli di stato e con gli interessi competenti.

L’inflazione, per un verso, svaluta il valore reale del debito pubblico, soprattutto in termini di rapporto debito su PIL, perché, a bocce ferme, il debito quello è, mentre il PIL cresce per inflazione, in termini monetari, non di valore reale del suo sottostante materiale.
Ma la precondizione è che il valore reale del PIL non cali, cioè che l’economia non entri in una fase recessiva reale, ancorché mascherata dall’inflazione. Gli economisti la chiamano stagflazione, stagnazione (se non proprio recessione) con inflazione.

Giorgetti conosce tutte queste cose e SI PREOCCUPA, perché è consapevole delle crescenti difficoltà dei consumatori a reddito fisso sul fronte dei consumi reali, e quindi della produzione di beni e servizi, e quindi dell’occupazione. Segnali preoccupanti in tal senso, per ora, paiono non esserci, ma l’aumento dei tassi della BCE lavora contro questa condizione di precario equilibrio dei conti privati e pubblici.

Quello che Giorgetti dovrebbe spiegare a Lagarde, che non dovrebbe avere bisogno di tali spiegazioni, è che la nostra inflazione, italiana come europea, non è determinata da un eccesso di domanda, a cui mettere le briglie con una stretta monetaria, come da manuale, ma da costi eccessivi dell’offerta, energia in primo luogo e materie prime in genere, esattamente quello che deprime i consumi, quindi il PIL reale, non quello gonfiato dall’inflazione. La misura della BCE, quindi, può essere, si, deflazionistica, ma al prezzo di indurre una recessione anche grave, generalizzata, in una condizione di aggravio del debito pubblico degli stati che debbono far fronte anche alle spese del riarmo e del sostegno bellico all’Ucraina.

Non esistono risposte standard a situazioni che standard non sono. Christine Lagarde gode di grande prestigio, per il suo ruolo internazionale di sempre, ma siamo sicuri che abbia i piedi per terra e la testa lontana dalle nuvole? Qualche dubbio è lecito.

Ing. Franco Puglia
6 marzo 2023




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