SPESA MILITARE EUROPEA NATO AL 5%

In Europa alcuni paesi, e noi non facciamo eccezione, si preoccupano per l’aumento delle spese militari per la difesa Nato, che dobbiamo portare dal 2% al 5% del PIL in 10 anni.
Non è una spesa irrilevante, rispetto al PIL, e non dimentichiamo che significa una spesa crescente, in una ipotesi di PIL crescente, anche se di poco.
Va detto che se investi A DEBITO in armamenti, con un PIL attuale dell’ordine di 2200 miliardi, il 5% sarebbero 110 miliardi, e porterebbero il PIL a 2310 miliardi, quindi la spesa militare sarebbe del 4,76% rispetto al nuovo PIL. Quindi, più il PIL sale, più investi in spesa anche militare, e più questa deve salire, in termini assoluti.
Oggi il bilancio della difesa supera i 21 miliardi di €, quindi siamo quasi all’ 1% del PIL !!! I nuovi soldi sarebbero per la Nato, ma la Nato siamo anche noi. Sarebbe meglio spendere i soldi in sanità pubblica e territorio, ma il mondo in cui viviamo è quello che è.
https://www.rid.it/shownews/7389/qualche-considerazione-sulla-spesa-militare-italiana
Ma quanto concreta è questa prospettiva di spesa?
Di veramente concreto c’è la manifestazione di assenso alle richieste del pazzo di Washington, come normalmente si fa con i pazzi, salvo poi fare quello che va fatto.
Ma un aumento della spesa militare è comunque concreto, ed è già in atto , nella misura in cui l’Europa intera sta contribuendo alla difesa ucraina, e sento dire che sino ad oggi siano stati profusi 35 miliardi, che arriveranno forse a 50 entro fine anno.
E parliamo della Nato; non è una struttura militare collocata sul territorio degli USA: è una organizzazione militare congiunta a cui contribuiscono tutti i suoi aderenti con le risorse militari di cui dispongono. Ma le risorse sono di ciascun paese, dislocate in quel paese e/o su teatri operativi in cui siano impegnate. Non esiste una limitazione all’impiego operativo ed organizzativo delle forze armate nazionali dei paesi europei, ragion per cui nulla impedisce ai paesi dell’Unione Europea di strutturare una organizzazione europea autonoma delle forze armate dei paesi dell’Unione, fermo restando che ove si renda necessaria una mobilitazione delle forze Nato in quanto Nato, non cambia nulla se la catena di comando viene trasferita al comando congiunto Nato invece che al comando congiunto europeo.
Quindi la forzatura di Trump ci conduce verso l’obiettivo che avremmo dovuto perseguire da molto tempo: una completa autonomia operativa ed organizzativa delle forze armate europee, superando i nazionalismi assurdi di paesi come la Francia, che tuttavia deve già obbedire ad un comando unificato in caso di chiamata alle armi da parte della Nato, e quindi non si vede cosa cambi se obbedisce anche ad un comando unificato europeo.
La cosa veramente importante è il COME E DOVE i singoli paesi europei spenderanno i loro soldi per la difesa. Infatti qui si rende indispensabile una VISIONE D’INSIEME delle necessità militari dell’Unione. Mi spiego meglio: non serve che l’Austria metta in cantiere navi da guerra, visto che non ha sbocchi sul mare, mentre è importante che lo faccia l’Italia, che è protesa nel Mediterraneo, e Spagna e Francia, che si affacciano sul Mediterraneo e sull’Atlantico. Paesi come la Germania e gli altri paesi dell’Est europeo dovrebbero invece aumentare le proprie difese aeree e missilistiche, per la difesa dello spazio aereo dalla minaccia proveniente da oriente.
Coordinare un sistema integrato di difesa europea non è per niente facile, perché si scontra inevitabilmente contro interessi particolaristici, ma è proprio qui che l’Unione deve fare un SALTO DI QUALITA’, accantonando le fesserie della transizione energetica per investire le risorse su qualcosa di altrettanto inutile, in tempo di pace, come la spesa militare, ma indispensabile quando le relazioni internazionali diventano precarie, come ai giorni nostri.
Purtroppo l’Europa che conosciamo NON pare all’altezza della sfida dei tempi, e questo è motivo di forte preoccupazione.
Ing. Franco Puglia
25 giugno 2025
