COME ARRIVARE ALLA PACE CON MOSCA


INTRODUZIONE
Cosa serve a Mosca per sopravvivere ed a Putin per non perdere la faccia in un trattato di pace con l’Ucraina?
La Russia ha come fonti di reddito petrolio, gas naturale e forse altre risorse naturali.
Ha bisogno di CLIENTI a cui vendere queste risorse, che eccedono il suo consumo.
Non esporta manufatti industriali, certamente produce ed esporta armi, dubito che possegga risorse per una produzione tecnologica elettronica avanzata, processori, memorie, ecc, di origine americana e, adesso, largamente, di produzione cinese.
Ha bisogno di un accesso alle grandi vie di comunicazione commerciali; occupare la Crimea è sempre stata considerata una cosa vitale per Mosca, per il controllo completo del mare di Azov ed il libero accesso al Mar Nero.
Per accedere al mare Mediterraneo i russi debbono attraversare necessariamente lo stretto dei Dardanelli, controllato dalla Turchia, che fa parte della Nato, e che pur essendo un alleato scomodo e riottoso potrebbe venire cointeressato ad un negoziato di pace allargato a quanti hanno rilevanti interessi nell’area.
E la Turchia si è mossa con Mosca in precedenza (accordi sul grano) e sta riprendendo posizione.
Se la Turchia impedisse alle navi russe di attraversare i Dardanelli, per la Russia significherebbe la morte per soffocamento. Georgia ed Azerbaigian bloccano la Russia a sud, verso la Turchia, accessibile dalla Russia soltanto dal Mar Nero, senza attraversare i confini di altri stati. Non a caso sono stati satelliti di Mosca. Questi due staterelli bloccano l’accesso diretto di Mosca a tutto il Medio Oriente.
Ankara ha sempre fatto fuoco e fiamme per entrare nell’Unione Europea. Forse non dispiacerebbe neppure a questi due staterelli diventare assieme alla Turchia il confine sud di una DIVERSA unione europea, una possibile, molto futuribile, Europa Mediterranea, con il suo fulcro a ROMA, ricostruendo L’IMPERO MEDITERRANEO.
Una prospettiva tutto fuor che attraente, almeno per me, ma non irrazionale sotto il profilo geopolitico, anche perché fondata su ragioni storiche. Prendere una tale strada potrebbe convincere la Russia a mutare il SUO percorso, affinché una tale prospettiva si allontani … Forse la stessa Giorgia Meloni ha istintivamente percepito la necessità di uno sbocco verso sud, (piano Mattei) pur in un’ottica di destra, una percezione ancora non razionalizzata, prodotta però dalla comprensione della chiusura ottusa dei popoli nordici.
La Russia è circondata ad ovest dall’Unione Europea e dalle repubbliche baltiche non più sotto il suo controllo, con tre stati che si incuneano nell’Unione verso ovest:
Bielorussia (alleata), Ucraina e Moldavia. Guardando alla cartina geografica si vede bene come Mosca avesse esteso ad ovest il suo controllo, con l’URSS, sino a comprendere tutti i paesi di cultura slava, sino al confine, ed oltre, con quelli di cultura tedesca. La differenza tra l’estensione del controllo territoriale dell’URSS dopo il 1945 e la Russia odierna, è eclatante: oltre mezza Europa era sotto controllo russo.
Oggi l’Europa si è ripresa i suoi territori, con stati indipendenti, molti dei quali confluiti nella U.E.
Appare evidente, da questa descrizione, l’isolamento russo, che ad est dispone soltanto di stati cuscinetto, di religione musulmana, privi di importanza, verso la Cina, paesi nei quali, proprio per l’ingombrante presenza cinese, non può pensare di esercitare alcun ruolo. Appare anche evidente come Mosca non potesse tollerare una Cecenia non sotto pieno controllo russo, anche se si tratta di un piccolo territorio, ma a ridosso della Georgia che, con l’Azerbaigian, determina il cuscinetto russo verso la Turchia. Non è casuale che i russi abbiano cercato di impadronirsi della Georgia, in prima istanza, per via non militare, manipolando le elezioni in quel paese ( Georgia, in bilico tra Europa e Russia | ISPI ) .
Questo è il testo di una recente risoluzione del Parlamento Europeo in merito alla situazione venutasi a creare in Georgia dopo le elezioni di un esponente del partito filo russo : Testi approvati – Ulteriore deterioramento della situazione politica in Georgia – Giovedì 13 febbraio 2025 .
La Georgia è un punto chiave nella strategia di contrasto all’espansionismo russo, volto alla ricostruzione graduale dell’impero sovietico. Georgia e Repubblica Azera costituiscono il cuscinetto di protezione della Russia verso la Turchia. Si tratta di territori chiave in tutta questa vicenda che pare, ma non è, limitata alla questione ucraina.
Nelle esternazioni di Putin appare evidente la percezione dell’isolamento della Russia, circondata a 360° da paesi non propriamente amici, disponendo soltanto dell’immensa tundra siberiana e del mar glaciale artico a nord, poco o nulla, nonostante l’estensione territoriale. Sotto il profilo geopolitico, nell’ottica moscovita, l’obiettivo strategico è quello di riprendersi quanto è stato perduto con il crollo dell’URSS, ma è un obiettivo che eccede largamente le capacità della Russia odierna. Il terrore moscovita è quello di perdere altri territori aggravando la sua condizione di isolamento. La guerra in Ucraina si spiega soltanto su queste basi geopolitiche, più che sulla ricerca di nuovi sbocchi economici attingendo alle risorse minerarie ucraine.
Il bastone e la carota da mostrare a Putin si fondano su questi due elementi chiave:
. aggravare l’isolamento strategico
. offrire sbocchi sicuri che allontanino la paura di ulteriore isolamento e, anzi, facciano intravvedere spiragli
di rasserenamento rispetto a queste paure.
Vediamo ora cosa l’Europa può pensare di mettere in campo per mettere la Russia con le spalle al muro, ma offrendole anche qualche sbocco.
AZIONI DIFENSIVE
1. Meloni ha suggerito a Zelensky di esplorare per il futuro, e cioè una volta raggiunto il cessate il fuoco, non un ingresso diretto nella Nato bensì un’estensione a Kiev dello scudo dell’articolo 5 del Trattato, con un dovere di intervento dei Paesi dell’Alleanza atlantica in caso di nuove invasioni, ma senza dispiegamento di basi Nato sul territorio ucraino. Si tratta di un suggerimento intelligente, che ottiene gli stessi effetti di deterrenza di un ingresso vero e proprio, anche se più complesso da gestire in caso di necessità.
2. Stimolare reazioni popolari in Georgia per far cadere la presidenza filorussa, annullando le elezioni e mettendo sul piatto della bilancia un’accelerazione credibile del processo di ingresso nella U.E. per la Georgia, con vantaggi economici significativi, tipo “offerta che non si può rifiutare” . E poi l’Azerbaijan. Qui un poco di storia recente sull’Azerbaijan : La rivista il Mulino: Il futuro difficile dell’Azerbaijan e qui un articolo più recente sulla situazione corrente: Armenia e Azerbaijan, colloqui in bilico mentre si avvicina la COP29 / Azerbaijan / aree / Home – Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa . L’Azerbaijan è in conflitto con l’Armenia, in particolare nell’enclave del Nagorno Karabak popolato da armeni. L’Armenia è sostenuta dai russi, mentre l’Azerbaijan è sostenuto dall’Unione Europea ed è strettamente collegato alla Nato.
Quindi il fronte sud Georgia+Azerbaijan è una spina nel fianco per Mosca. E’ chiaro che in quest’area, condizionata dalla religione musulmana dei suoi abitanti, la sola nazione in grado di giocare un ruolo in chiave ostile alla Russia è la Turchia, che si rivela essere l’arma più pericolosa nei confronti di Mosca, sotto ogni aspetto. Per l’Europa l’alleanza stretta con la Turchia è la chiave di ogni possibile strategia di politica estera nei confronti della Russia.
3. La Moldavia (o Moldova) è l’altro elemento critico della strategia geopolitica russa, e quindi necessariamente anche europea. E’ candidata all’ingresso nell’Unione Europea ma ospita nel suo pur piccolo territorio una enclave russofila costituita dalla Transnistria. Il suo territorio è incuneato tra quello ucraino, verso il Mar Nero e verso Odessa, a sud e ad est, e con la Romania ad ovest. Incorporare la Moldavia nella U.E. significherebbe una espansione dell’Unione verso Est, e se anche l’Ucraina entrasse a far parte dell’Unione, unitamente alla Georgia, la Russia si troverebbe praticamente isolata dal continente europeo.
4. Una concreta minaccia di accelerazione, anche a rischio, e violando le attuali regole del gioco, che possa produrre l’adesione alla U.E. di questi paesi, avrebbe sulla Russia un effetto dirompente, perché rappresenterebbe una autentica sconfitta della politica estera russa, e forse produrrebbe anche reazioni militari interne.
Ma potrebbe anche incattivire di più i russi, scatenando reazioni incontrollate.
5. Non dimentichiamo le trattative in corso nei Balcani, tutte con paesi che gravitavano nell’orbita dell’URSS. Qualsiasi accelerazione nei processi politici di integrazione nell’Unione di questi paesi produrrebbe un vero e proprio shock a Mosca, superiore a quello di qualsiasi azione militare, perché sancirebbe l’appropriazione totale del suo ex impero da parte dell’Europa occidentale.
La MINACCIA che l’Unione Europea è in grado di mettere sul tavolo negoziale potrebbe convincere Mosca a venire a più miti consigli, perché ai vantaggi territoriali in Ucraina, verrebbero a contrapporsi perdite molto più importanti di influenza politica su altre aree vitali europee e mediorientali. L’Europa ha, in realtà, io credo, un interesse limitato a mettersi in pancia paesi altri molto difficili, come se quelli attuali già non lo fossero abbastanza. Ma può usare questi paesi, almeno per ora, in chiave di deterrenza, come testate nucleari a deflagrazione politica.
E in ogni caso, magari su tempi più lunghi, questa prospettiva pare una strada obbligata, come quella di stabilire dei rapporti diversi con l’area mediterranea, mediorientale e nordafricana, avvalendosi della Turchia.
E torniamo, purtroppo, alla necessità di un rapporto più stretto con questo paese, di cultura islamica, e quindi molto diversa dalla nostra, un avvicinamento che non ci aiuterebbe ad allontanare dall’Europa Occidentale le ondate migratorie musulmane.
COSA CONCEDERE A MOSCA?
Il panorama politico descritto disegna chiaramente la situazione di accerchiamento geografico della Russia all’interno di un’area che, da Ovest a Sud in Europa non è favorevole a Mosca ed è sottoposta all’influenza americana. Questo accerchiamento è stato più volte denunciato dai russi, ma anche altri paesi del mondo sono “accerchiati” e non se ne preoccupano proprio, come la Svizzera, ad esempio.
Perché invece preoccupa Mosca? Purtroppo la Russia ha una Storia ben diversa dalla Svizzera, alle sue spalle, e viene vista da tutti gli altri paesi, non a torto, come un pericolo totalitario. Ma se questa percezione di pericolo cessasse, tutto potrebbe cambiare. In passato la Russia sventolava la bandiera della rivoluzione comunista e ne era il credibile e potente portavoce. Ma i tempi sono cambiati. Se la Russia non venisse più percepita da nessuno come un pericolo, la sua condizione geografica sarebbe ancora percepita come “isolamento” ? No.
L’Ungheria è collocata nel bel mezzo dei Balcani, ma non per questo si sente in pericolo. E non viene percepita come paese pericoloso, ma solo come rompiscatole perché le sue posizioni, particolarmente in politica estera, divergono dalle posizioni prevalenti in Europa. Ma finisce li.
Se la Russia NON disponesse di tutto l’armamento nucleare di cui dispone, se lo dismettesse in via definitiva, o lo collocasse all’interno di una organizzazione sovranazionale più estesa, cambierebbero i rapporti reciproci tra la Russia e gli altri stati europei? Sicuramente si.
Se SCOPPIASSE LA FIDUCIA tra Russia ed Europa, con il ritiro dall’Ucraina e l’abbandono del deterrente nucleare, avremmo un’impennata economica senza precedenti storici in tutto il continente, ed uno tsunami politico su tutti i satelliti di questo sistema malato di equilibri internazionali basati sull’uso della forza.
Bisogna far capire alla Russia di Putin che i suoi interessi vitali non dipendono dalle armi ma, al contrario, da una rinuncia unilaterale all’uso della forza, che non sarebbe una RESA ad un nemico, ma la riscoperta di legami antichi ma dimenticati. Russia e paesi europei possono lavorare insieme alla costruzione del futuro europeo e Mediterraneo, ma soltanto rinunciando alla logica distorta, ma antica, di una occupazione territoriale e politica delle regioni del mondo.
IL CONVITATO DI PIETRA AMERICANO
La questione ucraina interessa da vicino più l’Europa che non gli USA, per evidenti motivi, fermo restando che il principale interessato è, evidentemente, l’Ucraina, e qualsiasi negoziato non può che vedere seduti allo stesso tavolo gli interpreti del conflitto. Gli USA possono essere un mediatore, come altri stati, ma non sono direttamente parte del conflitto, anche se è vero che lo hanno finanziato in abbondanza, con armi e soldi, ma questo è vero anche per l’Europa, e cioò non taglie che gli interpreti del negoziato debbano essere Russia e Ucraina.
Qualsiasi negoziato, però, mette sul tavolo richieste e concessioni all’avversario.
Le richieste minime russe sono chiare da un pezzo: il riconoscimento dell’annessione della Crimea e dei territori occupati nel Donbass. E le concessioni russe? Non le conosciamo, perché non sono mai state neppure abbozzate. Le condizioni russe sono un dictat; le concessioni russe possono riguardare soltanto la fase successiva all’accordo, vale a dire il mantenimento dei confini, la presenza o meno di forze militari non ucraine sul territorio ucraino, il riarmo ucraino, o meno, l’adesione all’Unione Europea e/o alla Nato, oppure no.
Le richieste ucraine sono altrettanto chiare: l’abbandono dei territori ucraini occupati dai russi, con possibili concessioni territoriali per la Crimea, prima di tutto, e forse parte del Donbass. L’Ucraina inoltre chiede di entrare nella Unione Europea e nella Nato, o comunque di essere almeno protetta da un ombrello militare Nato, o europeo, anche senza ospitare basi militari sul suo territorio. E forse può chiedere garanzie su una continuità di erogazione del gas russo, che entra nel suo territorio. Kiev ha necessità energetiche non da poco, ed avrà anche bisogno di una quantità enorme di soldi per la ricostruzione, a cui forse la Russia dovrebbe contribuire, visto che i danni li ha prodotti lei. Senza l’intervento di terzi, i margini di trattativa dei due contendenti sono esigui.
Qui possono entrare in gioco Europa e USA. Offrendo cosa, e a chi?
L’inattesa posizione di Trump verso l’Ucraina non lascia prevedere che gli USA abbiano intenzione di offrire qualcosa al paese che hanno aiutato sino a ieri, anzi, Trump chiede che gli aiuti forniti vengano generosamente compensati in materie prime. Nelle condizioni attuali non ci si può aspettare che gli USA continuino a sostenere l’Ucraina finanziariamente e militarmente, e neppure che possano prendere in considerazione il suo ingresso nella Nato. Anzi, al momento la deterrenza è rivolta tutta verso l’Ucraina: se non fai quello che dico, niente accordo e continui la tua guerra, ma SENZA gli aiuti americani, ciò che equivale a mettere la corda al collo del paese, lasciandolo in balia dei russi.
E cosa potrebbero concedere gli USA ai russi, in cambio di una posizione più morbida sulle loro richieste territoriali all’Ucraina? In concreto gli USA possono soltanto concedere ai russi la loro astensione da qualsiasi intervento avverso ad altre azioni russe in aree di loro interesse strategico, come la Georgia o l’Azerbaijan, o la Moldavia, che mi paiono gli anelli più deboli e vulnerabili. E qui una tale posizione si scontrerebbe frontalmente con gli interessi europei in queste regioni del mondo. Lo scambio, a grandi linee, non si vede come possa essere equo.
L’Europa, da parte sua, potrebbe tagliare la strada a Trump e a Putin, ma dovrebbe farlo subito, stabilendo accordi difensivi con queste nazioni, e per farlo deve anche costituire a tempo di record una forma militare organizzata europea che sia in grado di intervenire in questi scacchieri militari. Significa anche ritirare in tutta fretta le forze militari ovunque dislocate nel mondo per concentrarle in quelle regioni.
Una domanda a cui è difficile rispondere è : quanto pesa la situazione politica e delle alleanze in quei paesi rispetto ad un controllo territoriale della Crimea e del Donbass? Anche conservando questi territori, la percezione di accerchiamento della Russia resterebbe non solo immutata, ma aggravata. Infatti l’ampliamento territoriale non può in alcun modo compensare delle porte sbarrate tutto intorno a se, ad ovest come a sud.
E sin qui non abbiamo messo in conto ancora una collaborazione della Turchia con l’Europa, un paese molto forte militarmente e che chiude il passaggio dei russi verso sud e verso il Mediterraneo.
In sintesi la politica europea di sostegno all’Ucraina e di contrasto all’espansionismo russo deve, a mio avviso, passare attraverso un rafforzamento dei legami politici e militari con la Turchia, piaccia o no, in cambio di un esplicito appoggio alle ambizioni turche di influenza prevalente sul vicino Medio Oriente, cosa che aiuterebbe anche a contenere i flussi migratori africani ed orientali verso l’Europa. E deve passare attraverso accordi molto impegnativi con i paesi dell’area caucasica, Georgia ed Azerbaijan, oltre che con la Moldavia.
Si tratta di territori DIFFICILI ed oggetto di mire espansionistiche russe, quindi di territori dove la frizione con la Russia diventa quanto mai probabile, con tutte le sue conseguenze. A questi paesi vanno aggiunti quelli dell’area balcanica, con i quali sono già in corso colloqui politici.
Un impegno militare europeo volto a garantire la sua stessa sicurezza oltre che quella ucraina, richiede un massiccio impegno finanziario di riarmo, disinvestendo in settori che, purtroppo, non sono vitali per la sopravvivenza europea.
Fronteggiare direttamente la Russia, con forza, metterebbe in seria difficoltà Donald Trump, che dubito possa far passare nel suo paese il messaggio secondo il quale l’Europa è il nemico americano mentre i russi sono gli amici. No, il conflitto russo-americano è ancora troppo recente perché possa passare indisturbata una simile narrazione.
E se l’Europa affronta la Russia, sostenuta della Cina, e gli USA vogliono contenere il crescente potere cinese, non possono neppure allearsi con la Russia contro l’Europa. Sarebbe come andare ben oltre la fantapolitica.
In sintesi, secondo me, l’Europa deve stringere la morsa attorno alla Russia, puntando al sostegno politico e militare dei punti deboli della frontiera russa, per poi offrire con l’altra mano il garofano rosso di una nuova collocazione della Russia nel contesto europeo, mandando in frantumi la sua percezione di accerchiamento.
Ing. Franco Puglia
20 febbraio 2025
