IL RUOLO EUROPEO DIMENTICATO DELLA RUSSIA

C’è un mondo popolato essenzialmente da etnie europee, intendendo con questo gente di pelle bianca, con fattezze fisiognomiche distinte dalle etnie asiatiche, africane o native americane, cioè amerinde. Ma le popolazioni di questa Europa “bianca” non per questo sono omogenee, tanto per lingua parlata e scritta che per cultura, attitudini e Storia pregressa.
Le popolazioni che si affacciano sul Mediterraneo (spagnoli, italiani e greci, in prevalenza) hanno caratteri somatici tipici delle popolazioni mediterranee, non soltanto europee, con la carnagione meno chiara, statura più bassa, capelli neri o castani, ecc. Le popolazioni più a nord, invece, hanno pelle chiara, statura mediamente più alta, spesso capelli biondi. All’interno di questa suddivisione grossolana si riconoscono origini diverse, che si riflettono anche nei linguaggi tradizionali parlati. Le popolazioni europee orientali appartengono a ceppi etnici e linguistici che definiremo “slavi” , semplificando, e sono il risultato storico millenario della commistione tra popolazioni locali e popolazioni provenienti da nord-est, ai confini dell’Asia o propriamente da regioni asiatiche.
Il caos etnico che ha prodotto l’Europa di oggi affonda le sue radici nella notte dei tempi, è oggetto di studio di storici, etnologi, geografi e via dicendo.
La Russia moscovita dei giorni nostri, emerge come entità nazionale riconoscibile molti secoli or sono, ed assume, anche a seguito della sua collocazione geografica e delle sue origini etniche, una posizione centrale dominante nell’Europa orientale tutta, che la conduce a formare un impero di dimensione crescente, per impulso dei suoi sovrani assoluti, partendo forse da Pietro il grande. L’immensa estensione territoriale la colloca in una posizione centrale tra l’Asia delle etnie orientali, mongole e cinesi, e quella dell’Europa occidentale e meridionale. Questo porta Mosca a collocarsi come ponte tra due culture, da Occidente ad Oriente, nascente potenza economica e militare eurasiatica. Questa sua vocazione è diventata molto radicata e si estende dai suoi albori sino all’impero sovietico dell’URSS, ridimensionandosi con il suo collasso nella Russia di oggi. All’interno di questa identità, appare quasi indispensabile per Mosca attrarre nella sua orbita tutti i territori ad etnia slava, come di fatto fece l’URSS, sino al 1945 ed oltre.
Al di la delle paranoie di Vladimir Putin e dei suoi più stretti seguaci, è evidente che sotto il profilo psicologico Mosca faccia fatica a riconoscersi come singolo stato, uno tra i tanti del variegato panorama istituzionale europeo e asiatico. Credo che allo stesso modo si siano sentiti i Romani con la caduta dell’impero, prima suddiviso tra Roma e Bisanzio e poi collassato del tutto. Ma il mondo è cambiato, nei secoli, e le aspirazioni imperiali di Mosca sono oggi anacronistiche. Emerge, invece, il bisogno sempre più marcato di una forte identità europea interamente autonoma, completamente separata dal continente americano in cui gli USA hanno operato come tutore per decenni, ed altrettanto separata dall’Asia, in cui troviamo oggi una Cina che non è più il debole impero delle dinastie Manciù o del mondo comunista di Mao Tse Tung, ma è una moderna potenza economica e militare ramificata in tutto il mondo. La logica geopolitica colloca sul pianeta tre grandi “players” : l’America del Nord, con la sua inevitabile influenza politica ed economica sul centro-sud continentale, la Cina ed i paesi orientali più o meno adiacenti ed economicamente collegati, e l’Europa, intesa come insieme territoriale geograficamente ed etnicamente riconoscibile, che comprende anche TUTTI i paesi slavi, Russia compresa.
Dovremmo mettere in conto anche il continente indiano, che tuttavia occupa una sorta di posizione a se, indipendente, a cavallo tra est ed ovest, con una cultura profondamente orientale ma completamente diversa da quella cinese, e l’Australia, che non ha però un peso geopolitico.
Non dimentico il continente africano, una realtà a parte, ed il Medio Oriente, che pur su territorio africano è un ponte tra Europa meridionale ed Africa settentrionale, ed assume un peso geopolitico strategico quanto autonomo, sopratutto grazie alle risorse petrolifere. In questo scenario, però, oggi, incontriamo una dissonanza grave nella collocazione russa, che si pone come soggetto eurasiatico in conflitto con l’Europa centro-occidentale ed in relazione di stretta dipendenza dalla Cina per ragioni economiche e strategico militari.
Questa dissonanza è molto GRAVE e va sanata. La politica espansionista della Russia, l’orientamento ad occidente degli ex satelliti URSS ed il conflitto con l’Ucraina sono una forza centrifuga gravissima che allontana la Russia dall’Europa, spedendola in bocca ai cinesi. E non riusciamo a porre fine al conflitto in Ucraina. Manca da parte di TUTTE le parti in causa una visione strategica e geopolitica dello scenario eurasiatico. La Russia dovrebbe essere parte di una forte coalizione europea, non un alleato della Cina. Ma la Russia non può essere parte di questa coalizione con il coltello atomico in tasca.
Il processo di avvicinamento della Russia all’Europa, che era in corso anni fa, si è interrotto a causa della persistenza dell’atteggiamento imperialista russo che ha alimentato, giustamente, la diffidenza europea verso un ingresso russo nella Nato, e/o nell’Unione Europea. Al contempo la Russia si è sentita esclusa e quindi ha ribadito la sua vocazione imperialista con l’aggressione dell’Ucraina, lamentando di essere accerchiata da paesi Nato.
Tutto questo NON HA SENSO. COSA si deve riuscire a fare:
1. Porre fine al conflitto ucraino, con una lunga tregua che consenta di ricostruire il percorso interrotto.
2. Porre fine al sistema Nato come è oggi, sostituendolo con un analogo sistema di stretta cooperazione militare con un centro di comando UNICO, europeo, controllato da un organismo collegiale di tutti i paesi che attualmente fanno parte della Nato ed anche dell’Unione Europea, e qui, per ora, non metto in conto la Turchia, paese mediorientale, musulmano, più affine ad altri paesi mediorientali che non all’Europa di origini cristiane.
3. Togliere a TUTTI i paesi di questa (Unione Militare Europea, UME) il controllo sulle armi di distruzione di massa, che possono indurre tentazioni di supremazia interna inammissibili.
Significa parziale smantellamento dell’armamentario nucleare russo, sotto controllo UME, e gestione unitaria dell’arsenale residuo di TUTTI i paesi dell’UME da parte di una struttura TOP SAFE a cui partecipino tutti i membri, e che garantisca il non impiego di queste armi se non all’interno di una scelta collegiale di tutti i paesi associati.
4. Ricostruzione del sistema di relazioni tra gli stati di questa Unione, restituzione dei territori ucraini occupati dai russi, con una ricollocazione dei territori, sino alla Crimea, in una neo formazione statale autonoma, facente parte della nuova Unione europea.
5. Ricollocazione internazionale della NUOVA EUROPA e ricostruzione del sistema di relazioni.
Non sto immaginando un percorso semplice o breve, ma un percorso necessario, lungo e difficile, che tuttavia va intrapreso, ricostruendo poco alla volta un nuovo ordine mondiale. Se non lo si farà ci avviteremo sempre di più nel gorgo mortale del conflitto con una Russia che, invece di essere un elemento fondamentale di sostegno della comunità europea, diventerà il cavallo di Troia della penetrazione cinese incontrastata in Europa ed altrove nel mondo.
Ing. Franco Puglia
20 dicembre 2025
