29 Febbraio 2024

Sebbene io mi consideri europeista, la domanda su quanto questa forma di unione degli stati europei abbia senso affiora sempre più spesso nella mia mente. Se si leggono i TRATTATI che regolano le cose comunitarie, non c’è quasi argomento sul quale gli organi dell’Unione non abbiano il potere di decidere, o almeno il potere di interferire, di condizionare le scelte dei singoli stati.
Se invece andiamo a vedere i GRANDI TEMI, come la GIUSTIZIA, la DIFESA, le politiche di IMMIGRAZIONE, la FISCALITA’, il SISTEMA CREDITIZIO, qui ognun per se e Dio per tutti. ma che senso ha?

La sola cosa importante che ci accomuna è la MONETA UNICA europea, che va benissimo, alla quale si accompagnano politiche monetarie comuni, che hanno senso a livello BCE, cioè a livello di banca centrale di emissione valutaria europea, ma quando ci spostiamo sul debito pubblico degli stati ne ha molto meno. Non voglio essere frainteso: io NON sono a favore dell’indebitamento pubblico, ma proprio contrario, però vien da riflettere sul perché i limiti dell’indebitamento degli stati europei debbano essere decisi a Bruxelles, e non possano essere scelte autonome dei singoli stati.

Il debito pubblico, tra le altre cose, riguarda l’entità statale ma anche i diversi enti pubblici territoriali, che si indebitano per conto loro al di fuori del controllo di Bruxelles. Anni fa scopersi che la Germania, ad esempio, grazie anche alla sua struttura FEDERALE, si indebitava relativamente poco, come ente statale, in rapporto al PIL tedesco, perché buona parte della spesa pubblica tedesca dipende dai Lander, cioè dagli stati tedeschi, che si indebitano per i fatti loro, come tutti, anche in altri paesi, ma evidentemente dispongono anche di capacità impositiva fiscale propria, che in Italia, ad esempio, è molto modesta.

Se un ente è MOLTO indebitato rispetto alle risorse di cui dispone, paga caro il suo debito, perché il suo rating è basso; se è poco indebitato può spuntare condizioni di credito più favorevoli.
Vale per gli stati europei come per i loro enti locali.

Ora, viste le differenze tra tato europeo e stato europeo nella suddivisione dei costi pubblici tra stato centrale ed enti locali, COME SI FA AD USARE UN UNICO CRITERIO DI INDEBITAMENTO valido per tutti gli stati europei? E se un ente, locale so statale che sia, si indebita oltre misura, rischiando il default, se nessuno gli presta più dei soldi, che impatto ha la cosa a livello europeo?
Se si tratta di enti locali, in pratica, ben poco. E se si tratta di stati?

Anche il MES, fondo salva stati, che Meloni e le forze politiche di destra sono riluttanti a firmare, si inquadra in questo contesto. Ma che senso ha, quando basta spostare il finanziamento della spesa pubblica verso gli enti locali, invece di accentrare tutto in mani statali?
La sola cosa di cui l’Unione Europea dovrebbe preoccuparsi, perché riguarda tutti, è l’impatto che la situazione finanziaria di ciascun paese europeo potrebbe avere sul valore della moneta unica, diversamente non vedo perché se ne debba occupare.

Ora: CHI finanzia i paesi europei, stati ed enti locali? Potenzialmente chiunque. Se un debitore fa default, sono cavoli del finanziatore, non della U.E. Se invece è la banca centrale europea a sborsare i quattrini, allora è diverso. E questo un poco accade, non direttamente, perché le banche locali dei diversi paesi acquistano i titoli di debito degli stati (ma anche degli enti locali) e la BCE acquista una parte di questi titoli dalle banche, alleggerendo la loro situazione creditizia.
Ma CHI obbliga la BCE a fare questi acquisti (Draghi ne fece alla grande): nessuno.
E se non fosse reso possibile? Certo, verrebbe meno un’importante funzione di una banca centrale.

Questo intreccio, però, mette il cappio al collo delle amministrazioni pubbliche, deresponsabilizzandole in parte, perché male che vada ci pensa BCE, con la contropartita di un accentramento del potere decisionale di Bruxelles in materia creditizia, e tuttavia lasciando facoltà alle banche locali di comperare tutti i titoli di stato che vogliono, con un rischio che viene moderato dalla BCE.

OK, non sono un esperto di alta finanza, i meccanismi sono complessi ma, mi pare, anche ambigui ed in conflitto con la libertà di scelta e l’assunzione di responsabilità dei singoli popoli europei, devolvendo scelte importanti ad una autorità collegiale, sempre più estesa, che richiede anche l’unanimità di tanti paesi con interessi e condizioni molto diverse tra loro.

L’Unione Europea doveva essere la CASA DELLE LIBERTA’, non una prigione munita di infinite sbarre.

Ing. Franco Puglia
17 dicembre 2023






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