29 Febbraio 2024

Gli accadimenti della nostra epoca fanno riflettere ancora una volta sul tema della forma politica dei partiti, se autenticamente democratica, in cui gli esponenti eletti del partito siano il prodotto di una scelta della base del partito, cioè degli iscritti, o persino dei non iscritti, con le cosiddette “primarie”, ovvero di una scelta del vertice, autocratica, del leader di turno, che esprime, in teoria, una scelta democratica della base, ma non sempre, o comunque in assenza di alternative a chi viene eletto al vertice, come nei tanti partiti “personali”, a partire da Forza Italia, con Berlusconi, per finire con i più recenti Azione di Calenda o Italia Viva di Renzi.

Il movimento 5 stelle è partito, in teoria, con una visione democratica integralista, con i candidati eletti dalla base del partito, ma solo in teoria, visto che il partito era una COSA del Casaleggio e di Grlllo.
Anche volendo dimenticare questo non trascurabile dettaglio, l’esperienza di questi anni ci ha mostrato come questa modalità di scelta, purtroppo, non riesca ad esprimere i MIGLIORI, cioè le persone più idonee a ricoprire ruoli di grande responsabilità, ma persone generiche, spesso impreparate, ignoranti, scelte attraverso un “social”, che in se può essere un ottimo strumento, ma a certe condizioni, che non si sono verificate.

La forma autocratica, invece, ha il vantaggio teorico di esprimere scelte che derivano dalla capacità del fondatore o leader di valutare nella sua base di sostegno i migliori collaboratori, quelli che meglio di altri possono portare al successo il partito, sia in fase elettorale che in seguito. In questo caso il successo, o insuccesso, tutto dipende dalla capacità del leader di attrarre i migliori, sapendoli riconoscere, e dipende anche dalla qualità della sua visione politica e strategica.
Parlare di democrazia, in questo caso, è una forzatura, eppure questi partiti si definiscono democratici, e come tali vengono accettati, mentre sono organizzazioni a carattere personale in cui il leader non può essere rimosso e sostituito e tutte le scelte dipendono da lui.
Questo a meno di regole statutarie che consentano, in concreto, la scalabilità del vertice. La storia, però, non è ricca di esempi in tal senso.

E allora vero che cosa si dovrebbe orientare la politica, e la scelta degli elettori. Io non lo so: la mia attitudine è sempre stata verso la prima opzione, ma l’esperienza mi ha mostrato come sia fallimentare. Oggi, se dovessi stimolare la formazione di un partito, seguirei la seconda strada, pur essendo contrario in linea di principio, ma non rischierei più il mio impegno e le mie energie in un progetto che non fosse da me rigidamente condizionato.
Una sconfitta della democrazia, una sconfitta dei valori più alti della convivenza civile, il cui presupposto, purtroppo, è una ben diversa qualità delle risorse umane disponibili per la costruzione di una formazione politica.

Ing. Franco Puglia

30 luglio 2022

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