25 Maggio 2024

Di quando in quando la politica ed i mezzi di informazione si occupano di legge elettorale e si scontrano le opinioni di chi sostiene quella attuale e di chi vuole tornare in qualche modo al passato.
Si assiste allo spettacolo mediatico di svariati personaggi politici che si vedono costretti a prese di posizione spesso umilianti (anche se non lo danno a vedere) per sostenere tesi preconfezionate dai rispettivi leaders di partito. In teoria, ma solo in teoria, con la vecchia legge elettorale il politico avrebbe potuto esprimere il proprio pensiero anche in contrasto con il leader ; ma era vero ?
Il problema sta altrove.

Un partito dovrebbe esprimere una ideologia, un programma o entrambi. Votare per un partito  implica condividere quella ideologia e/o programma, almeno in buona parte.
L’organizzazione interna di quel partito, se risulta funzionale a sostenere quella ideologia e/o programma, va comunque bene ; il problema è un altro : la classe dirigente e l’organizzazione di quel partito si sono formati democraticamente, cioè non per scelta di un leader fatta dall’alto (Berlusconismo, ma non solo) con una base forte che determina le scelte degli organi del partito ed eventualmente del governo, oppure il partito è formato da una persona (il leader) e dai suoi collaboratori dipendenti ? I partiti di Berlusconi, Bossi/Salvini, Fini/Meloni, Di Pietro, e Casini sono di quest’ultimo tipo. Il partito democratico molto meno, forse per le sue origini (ex PC) ; non c’è mai stato un vero leader riconosciuto e questo oggi appare come una debolezza, perché il confronto si fa con gli altri.

Un cittadino onesto con se stesso vorrebbe votare per un partito che esprima una classe dirigente creata dal basso, non da un leader carismatico. Per questo ipotetico cittadino il Partito Democratico potrebbe forse andare bene ma se ideologicamente non si sposasse come si fa ? Se facciamo in modo che i partiti nascano dal basso e non dall’alto, il problema della legge elettorale è automaticamente superato.
Non dimentichiamo che la vecchia legge elettorale favoriva le campagne acquisti dei voti da parte dei candidati più potenti e meglio insediati nel territorio, voti che venivano poi scambiati con favori a vari livelli.

La domanda mi pare banale : chi ci impedisce di essere iscritti ad un partito, contribuendo anche finanziariamente alle sue spese ? Nessuno. E se per avere il diritto di votare fosse obbligatorio essere iscritto ad un qualsiasi partito ? No party, no voto ! L’iscrizione ad un partito potrebbe tradursi nella disponibilità di una tessera elettorale aggiornata ed aggiornabile, senza indicazione di appartenenza, necessaria ad esprimere il voto.

Se votassero soltanto persone iscritte ad un partito, non ci sarebbero voti fluttuanti, anche se nessuno ci impedirebbe di restituire ad un partito la sua tessera iscrivendoci ad un altro partito.
In queste condizioni, però, il partito appartiene davvero all’elettore, che lo finanzia direttamente, con più o meno soldi (dipenderebbe dal partito) ; l’elettore in questo caso vorrebbe in qualche modo concorrere a determinare i quadri dirigenti, futuri deputati e magari ministri. Verrebbe garantito un minimo di partecipazione democratica e la classe politica sarebbe l’espressione di una sua base.
A questo punto, la legge elettorale attuale andrebbe benissimo perché votando per un partito alle elezioni, sapremmo esattamente per chi stiamo votando, perché i candidati sono l’espressione del nostro partito e di come è organizzato.    Certo, anche in questo caso un partito potrebbe comperare voti, pagando persone perché aderiscano al partito, anzicché ricevere contributi da queste (ma il finanziamento pubblico non ci sarebbe più !); la mafia potrebbe anche fare un suo partito (Casa Nostra !) ed avrebbe i mezzi per comperare elettori ; questo accade anche adesso in altre forme.
Gli italiani comunque sono 60 milioni ed il peso di questi modi truffaldini non può essere determinante, specie su base nazionale.  Allora, perché no ?       

Ing. Franco Puglia   
11-3-2011

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